
Museo Santa Giulia: Mostra "Franca Ghitti. Una storia di altri alfabeti"
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Per la prima volta il Museo di Santa Giulia dedica una grande mostra monografica a Franca Ghitti, una delle figure più originali e autorevoli della scultura contemporanea italiana. Dal 16 giugno 2026 al 4 aprile 2027, gli spazi del complesso museale bresciano accoglieranno “Franca Ghitti. Una storia di Altri Alfabeti”, un progetto espositivo che mette in dialogo l’opera dell’artista con oltre duemila anni di storia custoditi nel museo cittadino.
Promossa dal Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con la Fondazione Archivio Franca Ghitti, la mostra rappresenta un appuntamento di particolare rilievo non solo per la città, ma per l’intero panorama artistico nazionale. Curata da Fausto Lorenzi ed Elena Pontiggia, l’esposizione restituisce la complessità di una ricerca che ha saputo trasformare materiali umili e segni della tradizione in un linguaggio universale, capace di parlare al presente. L’iniziativa si inserisce nel programma Palcoscenici Archeologici, il format con cui Fondazione Brescia Musei invita grandi protagonisti dell’arte contemporanea a confrontarsi con il patrimonio storico e archeologico della città. Dopo gli interventi di Francesco Vezzoli, Emilio Isgrò e Fabrizio Plessi, il progetto trova in Franca Ghitti una protagonista particolarmente significativa: un’artista profondamente legata al territorio bresciano e al tempo stesso riconosciuta a livello internazionale.
Franca Ghitti, l'artista degli “altri alfabeti”
Nata nel 1932 a Erbanno, in Valle Camonica, Franca Ghitti ha costruito un percorso creativo unico, sviluppando una poetica fondata sul recupero della memoria materiale delle comunità montane. Legni consumati, chiodi, utensili, scarti di segheria e di fucina diventano nelle sue opere strumenti di racconto, frammenti di una cultura del lavoro che l’artista trasforma in segni, alfabeti e mappe della memoria collettiva.
Al centro della sua ricerca vi è il dialogo con i linguaggi non verbali della Valle Camonica: dalle incisioni rupestri preistoriche al romanico minore delle pievi montane, fino alle tradizioni artigianali legate al ferro e al legno. Un patrimonio che Ghitti non osserva con nostalgia, ma interpreta come una risorsa viva, capace di generare nuove forme artistiche e nuove letture della contemporaneità.
La mostra di Santa Giulia nasce proprio da questa tensione tra radici e universalità. Le opere dell’artista non sono raccolte in uno spazio separato, ma disseminate lungo il percorso permanente del museo, creando confronti inediti con reperti romani, testimonianze longobarde, opere romaniche e capolavori rinascimentali. Ne scaturisce un dialogo continuo tra passato e presente, in cui i lavori di Ghitti sembrano riattivare la memoria profonda dei luoghi.
L'esposizione
Il percorso si apre con le prime prove pittoriche e con le celebri Tavole chiodate e Mappe, nelle quali i chiodi e le incisioni lignee diventano una scrittura arcaica e universale. Nel chiostro di Santa Maria in Solario compaiono invece le grandi installazioni dedicate a meridiane, spirali e labirinti, costruite con residui della lavorazione del ferro e organizzate secondo geometrie essenziali che richiamano i segni originari dell’umanità.
Particolarmente suggestiva è la presenza dei due Boschi nel grande chiostro rinascimentale: da un lato la monumentale Foresta/Alberi-vela, simbolo di protezione e appartenenza; dall’altro il drammatico Bosco bruciato, immagine di una memoria ferita e della fragilità della natura. Nelle sezioni dedicate all’età romana trovano spazio i celebri Tondi, realizzati a partire dai fondi delle botti, e le Pagine chiodate, opere che evocano registri, archivi e libri della memoria collettiva. Il cuore più intenso dell’esposizione si trova nella basilica di San Salvatore, dove alcuni dei lavori più noti di Ghitti dialogano con l’architettura sacra del complesso. Qui il visitatore incontra gli Alberi-libro, le Vicinie, il monumentale Tondo di Wiligelmo e l’Albero-ferito, opere che riflettono sui temi della comunità, del sapere condiviso, della spiritualità e della trasmissione della memoria.
Un ritorno alle origini
L’intero progetto restituisce il senso profondo degli “Altri Alfabeti”, espressione con cui l’artista definiva quell’insieme di segni, simboli e codici tramandati per secoli da artigiani, contadini, fabbri e pastori. Linguaggi spesso esclusi dalla cultura ufficiale ma capaci, secondo Ghitti, di custodire una visione del mondo e una forma di conoscenza collettiva.
Più che una retrospettiva, “Una storia di Altri Alfabeti” si presenta dunque come un viaggio dentro l’universo creativo di un’artista che ha saputo trasformare la memoria del territorio in una riflessione di respiro internazionale. Un ritorno simbolico alle proprie origini che trova nel Museo di Santa Giulia - luogo emblematico della storia e dell’identità culturale di Brescia - la sua cornice più naturale e significativa.
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