
'Tree of life' di Stefania Guidastri, dal 10 ottobre alla Galleria Sant'Andrea
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TREE OF LIFE
10 – 22 Ottobre 2026
Stefania Guidastri
Una storia…
Nella primavera del 2023 è piovuto molto.
Gli anni precedenti non erano stati solo più avari di acqua, ma anche molto difficili:
c’era la coda lunga del Covid, c’era già stata l’invasione dell’Ucraina, sembrava
impossibile credere che la guerra fosse di nuovo reale con le sue atrocità,
ma pensavamo ancora che prima o poi saremmo tornati alla normalità.
Ancora non sapevamo quello che sarebbe successo dopo.
Si è messo a piovere con una certa regolarità, non con i nubifragi e gli eventi estremi, piuttosto con una costante gentilezza.
In quella primavera la natura si è risvegliata prepotente, era rigogliosa e di un verde intenso, tutto cresceva a vista d’occhio con un fremito di vita pulsante.
E non so perché, forse per il senso di ripiegamento degli anni precedenti,
mi è sembrato di vedere quel risveglio per la prima volta.
Mi colpivano gli alberi in particolare: mi ero mai accorta che fossero così alti
gli alberi davanti a casa e nei parchi? Avevo mai davvero guardato la loro imponenza, la maestosità delle chiome, la consistenza dei tronchi… avevo mai fatto attenzione alla luce fra le foglie, a quanti tipi di alberi diversi popolano le nostre colline?
E’ nata così la mia “sindrome di Stendhal” per gli alberi.
Negli ultimi tre anni li ho fotografati e poi dipinti alla ricerca di quello
che sembravano volermi dire. Forse, riuscendo ad ascoltare, nel loro ostinato rinnovarsi gli alberi raccontano il senso profondo e sacro della vita
che noi stiamo dimenticando.
Nei miei cammini ne ho conosciuti svariati e con loro ho fatto amicizia.
Lungo la strada che da Felino sale a Barbiano c’è una grande quercia, è la regina della valle, gli altri alberi stanno in disparte come sudditi devoti. Ai lati della provinciale che porta a Felino svetta un acero molto alto, l’ho fotografato in tutte
le stagioni, in particolare all’inizio dell’autunno emana una commovente tenerezza.
Alla fine della strada che sale partendo dal Castellaro a Sala Baganza c’è una valle raccolta. Lì ho disperso le ceneri e i ricordi di un lutto familiare e un piccolo frassino resta a fare la guardia. Sopra le gallerie della ciclopedonale di Levanto una fila di pini marittimi si staglia ogni sera davanti al tramonto. E in montagna ho attraversato
un bosco di betulle con i tronchi chiari e le foglie di un verde impossibile
da riprodurre.
Questo è tutto quello che voglio dire della mostra TREE OF LIFE.
L’analisi critica del gesto tecnico, la pennellata, l’uso della materia, gli ipotetici rimandi alle correnti artistiche e ai grandi maestri…sono dati certo interessanti,
ma nella condivisione del percorso creativo di queste opere mi sembrano anche felicemente trascurabili.
Tutti noi siamo il risultato di quello che abbiamo visto, studiato, amato dell’arte
e, nel mio caso, sono qui a riprodurne un pallido riverbero, che però può avere
un suo senso come messa in atto di una ricerca personale.
Mai come in questo momento penso in fondo che l’arte, in ogni sua forma,
sia principalmente un atto personale.
Mai come in questo momento penso che quello che ci riguarda in prima persona,
e quindi tutto quello che ci riguarda come esseri umani, sia la sola cosa da cui possiamo ripartire.
La scrittrice Yasmina Reza nel suo libro “Da nessuna parte” dice:
“Un giorno non ero, un giorno non sarò.
Tra questi due attimi di indifferenza del mondo mi sforzo di essere”.
L’atto politico più importante oggi è il senso che diamo a questo essere.
Grazie a tutti per la partecipazione
Stefania
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