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Morte accidentale di un anarchico
ArtsEUR 25

Morte accidentale di un anarchico

giovedì 10 dicembre 2026, 20:30Ora locale (Rome)
Teatro della ConcordiaIndicazioni
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Nel 1921 un emigrante italiano “volò” fuori dalla finestra del palazzo della
polizia di New York: è questo l’episodio che Dario Fo prende a pretesto per
“Morte accidentale di un anarchico“, una farsa tragica, divertentissima e
inquietante che dopo più di cinquant’anni è ancora oggi rappresentata con
grande successo in tutto il mondo. La “morte accidentale“, così ironicamente
definita da Fo, è in realtà quella dell’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato il 15
dicembre 1969 dal quarto piano della Questura di Milano durante uno degli
interrogatori relativi alla strage di Piazza Fontana.

Un “malore attivo”, così lo definì l’inchiesta.

L’edizione di quegli anni, curata e interpretata da Fo divenne presto mitica,
epocale, con sold out infiniti per più di duecento serate, vibranti di entusiasmo e
partecipazione sociale e civile. Il tutto tra tentativi di censura, provocazioni e
pericoli reali, con ripetute, cicliche telefonate anonime che avvertivano della
presenza di bombe in sala.

Questo perché la morte di Pinelli fu più che sospetta, tanto che il testo di Fo,
attraverso il paradosso comico della scrittura, è in realtà basato su documenti
autentici, verbali di processi e inchieste giornalistiche documentatissime che
denunciano le cause e le radici politiche di quella diffusa e perturbante “strage
di stato” che insanguinò quegli anni e di cui questo episodio è tragico emblema.

Ma la genialità di Fo, evidente ancora oggi, è quella di ambientare questo
avvenimento in un contesto ridicolmente grottesco, con protagonista e motore
dell’azione un Matto, un moderno giullare affetto guarda caso da “istriomania”
(cioè il bisogno irrefrenabile di spacciarsi per altre persone) e che usa perciò il
gioco comico, il travestimento, la maschera, lo sberleffo satirico come arma per
smascherare le bugie arroganti e le grossolane contraddizioni di un potere
goffo e sfacciato (commissari, agenti e questori) che nega la verità e l’evidenza
della propria degradazione.

“Nei tempi bui dobbiamo cantare i tempi bui” ha scritto Brecht.

Allo stesso modo Fo sceglie coraggiosamente la scomoda posizione del ribelle
non allineato, affrontando tra l’altro più di duecento denunce e processi, per
raccontare in palcoscenico una verità che nessuno voleva davvero ricercare ne
tantomeno scoprire. Sempre con Brecht, Dario preferisce “mettersi dalla parte
del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati”.

Il nostro Matto sarà Lodo Guenzi, attore dai poliedrici talenti che guiderà una
sarabanda comica, grottesca e satirica un po’ commedia degli equivoci , un po’
slapstick comedy , un po’ grottesco teatro di denuncia, cosciente della grande
eredità dell’autore premio Nobel e contemporaneamente moderno performer
che fa propria quella tradizione per rinnovarla e rimodellarla sulla propria
sensibilità artistica e moderna coscienza critica.

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