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REC
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REC

lunedì 22 marzo 2027, 21:00

Ora locale (Rome)

Teatro TINy Sannazaro · Indicazioni

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Una madre è ferma in una stanza. Il suo corpo occupa spazio, consuma tempo, richiede attenzione. Attorno a lei, tre adulti condividono un appartamento che non è più una casa ma un ambiente di permanenza forzata. I legami familiari non emergono dai gesti, ma dalle abitudini: turni, silenzi, micro-conflitti. Offline, la convivenza è una procedura. L'ingresso della telecamera introduce un ordine diverso. Ciò che prima era peso diventa funzione. Il corpo malato viene inquadrato, stabilizzato, reso leggibile. La sofferenza non è più un problema da risolvere, ma un flusso da mantenere attivo. Online, tutto acquista una forma: la madre è contenuto, i figli sono interfacce, la casa è uno spazio produttivo. La ripetizione dei gesti costruisce un'apparente unità. Le tensioni non scompaiono, vengono archiviate. Ogni relazione è mediata dallo sguardo esterno: si esiste solo se osservati. L'affetto non è richiesto, basta la continuità della trasmissione. L'offline si riduce a ciò che non viene registrato: pause inutili, errori, crolli. Quando il corpo della madre inizia a deteriorarsi più velocemente del previsto, il sistema entra in crisi. La materia biologica non rispetta i tempi della narrazione. La possibilità della fine introduce una variabile incontrollabile: l'interruzione del flusso. A quel punto, la morte non è più un evento, ma un'opzione. Un contenuto finale. Un picco di visibilità. La famiglia è chiamata a decidere se fermarsi o continuare. Non per amore, non per pietà, ma per coerenza. Spegnere significherebbe restituire il corpo all'offline, accettare che qualcosa esista senza essere visto. Continuare significherebbe completare il processo: trasformare l'ultimo atto biologico in un dato condiviso. In questo spazio chiuso, senza morale e senza intimità, la famiglia non è un luogo affettivo, ma un dispositivo. Un sistema che funziona finché resta acceso

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