
STEFANIA ANDREOLI - LA MENTE IN SCENA
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Dopo aver registrato il sold out in tutta Italia, si arricchisce di tante nuove date per il 2027 il tour dello spettacolo “La mente in scena” di Stefania Andreoli, psicologa, psicoterapeuta, docente universitaria
e autrice di grandi bestseller.
Un testo inedito, originale che inaugura un genere nuovo che ha letteralmente conquistato gli spettatori.
Lo spettacolo, scritto e diretto da Luca Stano con la supervisione scientifica della stessa Andreoli, esplora il tema della salute mentale attraverso la messa in scena della storia vera di una giovane donna affetta da disturbo borderline di personalità.
Sul palco Stefania Andreoli nei panni di se stessa che accompagna l’attrice Alice Redini a mettere in scena la mente della protagonista, Hélène e, insieme a lei, quella degli uomini e delle donne incontrati durante i suoi ricoveri in psichiatria. Prende vita così un dialogo originalissimo tra la parola clinica e quella teatrale che affronta in profondità i temi della fragilità, della resistenza e della speranza.
Hélène e la Doc invitano gli spettatori a teatro per offrire lo spettacolo coraggioso ed emozionante di uno scambio serrato e poetico, intrecciando un racconto che si compie tra introspezione clinica, verità emotiva e libertà teatrale come mai è stato esplorato prima da uno psicoterapeuta.
Perché “spesso peggio del dolore ci sono i modi in cui impariamo a tenercelo stretto”.
Ne “La mente in scena” si parla di relazioni e dei loro equilibri più fragili, di ciò che accade quando il bisogno di essere amati e riconosciuti diventa così profondo da trasformarsi in dipendenza, manipolazione o controllo. Attraverso temi come la “carestia d’amore” e il love bombing, lo spettacolo esplora il modo in cui la ricerca di affetto possa condizionare le scelte, i comportamenti e l’identità stessa delle persone. In questa prospettiva trova spazio anche il delirio, raccontato come «il grido del cervello che ha smesso di cercare approvazione»: non soltanto una frattura della mente, ma una risposta estrema a dinamiche interiori spesso invisibili. Il racconto si sofferma inoltre sulle sofferenze che più facilmente sfuggono allo sguardo degli altri: quelle di chi vive il dolore nel silenzio, sprofondando lentamente nell’isolamento, e di chi arriva a considerare il vuoto meno spaventoso di ciò che porta dentro.
Uno spettacolo nuovo nel suo genere, intenso e commovente, un vero e proprio monologo a due voci, tagliente e struggente, che racconta il dolore mentale con parole nuove e con un tono di voce che cattura l’attenzione, fa riflettere e sfida il pubblico a un cambio di prospettiva.
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