
VA' VA' LUCI
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Finita la guerra, una famiglia di vavaluci (lumache, in lingua palermitana) – madre, padre, figli, zii, nonni – decide di concedersi una scampagnata sul Monte Pellegrino, il monte sacro per i palermitani, dove potranno anche ringraziare Santa Rosalia per averli protetti.
Ma le vavaluci, si sa, sono creature lente per natura, e così quel pellegrinaggio laico dura una vita e si trasforma in un viaggio interminabile, che attraversa il tempo, lo consuma, lo trasfigura. La famiglia avanza trascinando con sé desideri, memorie, paure, conflitti, segreti inconfessabili e tenerezze. Intorno, il mondo cambia, forse scompare, mentre loro restano intrappolati in quello che diventa un viaggio ostinato, metafora dell’esistenza stessa: una promessa mai del tutto compiuta, un ringraziamento sospeso, una fede fragile eppure resistente.
In questo paesaggio sospeso, i personaggi emergono come apparizioni, comici e struggenti, grotteschi e profondamente umani. La lingua scaldatiana costruisce un mondo in cui il reale si incrina continuamente, lasciando spazio a una dimensione onirica e metafisica. Va’ va’ luci è un attraversamento poetico e visionario nell’universo di Franco Scaldati, in cui il tempo si dilata fino a coincidere con una vita intera e l’esistenza si fa attesa, cammino, ostinazione. Lo spettacolo diventa così un racconto corale e intimo insieme, un’epopea minima in cui una famiglia (di lumache) si fa specchio fragile e potentissimo dell’umano, del suo procedere lento, incerto, eppure irriducibile, dentro il mistero del tempo e della vita, verso la Luce.
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