
OLTRE. COME 16+29 PERSONE HANNO ATTRAVERSATO IL DISASTRO DELLE ANDE
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Alcuni avvenimenti incidono nella memoria collettiva non solo per il carattere tragico ma soprattutto per la mancanza di parole con cui interpretare gli eventi e trovarne un senso esistenziale.
Il 13 ottobre 1972 il volo 571 dell’aeronautica militare uruguaiana si schiantò sulle Ande con 45 persone a bordo della squadra di rugby Old Christians Club insieme ad alcuni amici e familiari. Allo schianto sopravvissero in 29 e dopo 72 giorni solo 16 di loro si salvarono. Il mondo venne a sapere che i passeggeri erano sopravvissuti cibandosi dei corpi dei loro amici. Dopo oltre cinquant’anni, la regista e la dramaturg Linda Dalisi sono andate a Montevideo per incontrare
i sopravvissuti e alcuni familiari di chi non è tornato, chiedendosi cosa cercano ancora oggi le persone in questa storia. Iacozzilli racconta nelle sue note che il linguaggio scelto è il teatro di figura, insieme alle voci delle testimonianze, perché le marionette, ispirate alle opere dello scultore Giacometti, accompagnano nella dimensione spirituale di cui la vicenda è intrisa. Come spiega Ana Ines Lamas, sorella di una vittima, questa è una storia di ignoranza e di immaginazione: i ragazzi non conoscevano la neve e proprio per questo sono riusciti ad andare oltre, immaginandosi un modo per sopravvivere e inventandosi una strada per tornare a casa. Verso una linea di meta invisibile.
Se fossi morto, avrei donato il mio corpo agli altri affinché se ne servissero, affinché le mie braccia aiutassero e le mie gambe camminassero e i miei muscoli si muovessero e partecipassero al progetto di vivere. - Roberto Canessa, sopravvissuto
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