
IL MIRACOLO DI SAN SEBASTIANO
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San Sebastiano, con la sua iconografia cristallizzata nel tempo — la pelle diafana, la tensione armonica dei muscoli giovanili e le frecce che ne attraversano il corpo — ha progressivamente oltrepassato i confini della devozione cattolica per diventare una figura trasversale nell’immaginario contemporaneo. La sua immagine, profondamente radicata nella storia dell’arte occidentale, è oggi frequentemente riletta e reinterpretata all’interno di codici estetici e culturali eterogenei, fino ad essere talvolta associata all’estetica del mondo queer e gay.
Attraverso un’analisi che intreccia storia, iconografia e tradizione agiografica, Matthieu Pastore, con la regia di Aldo Cassano, ricostruisce la vicenda di San Sebastiano non soltanto come figura martiriale, ma come simbolo stratificato di rivelazione, esposizione e possibile accettazione di sé.
La narrazione si muove tra dimensione storica e risonanze contemporanee, evidenziando come la sua figura continui a generare interpretazioni multiple e talvolta contraddittorie. Sebastiano emerge così come un personaggio sorprendentemente attuale: un corpo esposto, vulnerabile e al tempo stesso resistente, che interroga lo spettatore sulle dinamiche del desiderio, dello sguardo e dell’identità.
In questa prospettiva, il martirio diventa metafora di una tensione universale: quella tra ciò che si è e ciò che si è chiamati a essere, tra l’autenticità dell’individuo e le aspettative di una società che spesso tende a ridurre la complessità delle differenze. San Sebastiano diventa una figura liminale, capace di mettere in discussione i confini tra sacro e profano, tra rappresentazione e identità, tra accettazione e negazione di sé.
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