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DELEDDA
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DELEDDA

venerdì 30 ottobre 2026, 20:30Ora locale (Rome)
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I Virtuosi Italiani - Stagione 2026/2027

“Nel silenzio, dove la parola si dissolve, il suono si fa memoria e il gesto prende forma, nascono emozioni e visioni. Questo spettacolo è nato anche per Vanna e Lucia, mia madre e mia nonna, due donne sarde che, come Oli e la stessa Deledda, hanno saputo resistere al proprio tempo, difendere la propria libertà e trasformare il dolore in forza”. Mvula Sungani

Uno spettacolo multidisciplinare che intreccia danza, musica e parole per raccontare una figura iconica dell’universo femminile: Grazia Deledda. Un modello di talento e resilienza che ha trasformato la cultura italiana senza clamore, ma con forza duratura. Una donna che, con i fatti e con un coraggio straordinario per la sua epoca, ha aperto un varco verso l’emancipazione.

Grazia Deledda, prima donna italiana a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura, assegnato per il 1926 — di cui quest’anno ricorre il centenario — fu anche la prima donna candidata al Parlamento italiano nel 1909, in un tempo in cui il suffragio politico era ancora riservato agli uomini. Ottenne 34 voti, di cui 31 contestati, un episodio che resta una piccola, ma potentissima, rivoluzione culturale.

Cenere, il romanzo di Grazia Deledda divenuto film nel 1916 con l’unica apparizione cinematografica di Eleonora Duse, è il cuore pulsante della nuova opera multidisciplinare di Mvula Sungani. Nel destino di Oli, madre segnata dal sacrificio estremo, Deledda restituisce il dolore di una società ingiusta e una femminilità fatta di coscienza, rinuncia e amore assoluto, fino all’annullamento di sé. Non una semplice citazione, ma un ponte simbolico e poetico tra due donne, due artiste e due madri, consegnato come testimonianza al futuro.

Questa nuova creazione affida ai corpi e ai testi il racconto di una rivoluzione femminile silenziosa e luminosa, capace di aprire nuove strade nell’arte e nella società. L’opera riporta la storia di Deledda nel respiro del presente, non come icona distante, ma come presenza viva e necessaria, pioniera di una modernità che continua a interrogarci. La memoria si fa visione, il gesto diventa atto poetico e politico e, nel silenzio, rivela la forza segreta dell’arte che fa mutare lo sguardo, attraversare il tempo e generare futuro.

La volontà è quella di raccontare storie di madri attraverso lo sguardo dei figli maschi, cantautori, autori e poeti che, nei loro testi, si sono interrogati su come essere uomini migliori accanto alle donne, attraversando le proprie fragilità e dando voce a una figura maschile sensibile, capace di riconoscere l’amore nella sua profondità più autentica, fino alla possibilità del sacrificio. È ciò che accade ad Anania, figlio di Olì, la madre sfortunata protagonista di Cenere, nel momento in cui comprende che l’amore non è solo desiderio, sogno o affermazione di sé, ma anche responsabilità, cura e riconoscimento del dolore dell’altro. La scena diventa così il luogo di una consapevolezza, l’arte, attraverso la parola e la musica, ha contribuito a formare nelle generazioni uno sguardo maschile più giusto, più fragile e più consapevole. Uno sguardo educato dai versi di quei poeti che sono stati ascoltati, cantati e interiorizzati, fino a trasformarsi in memoria emotiva e in possibilità di cambiamento.

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