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OSCAR
Arts

OSCAR

domenica 20 dicembre 2026, 18:00

Ora locale (Rome)

Teatro Bellini · Indicazioni

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Leggendo Oscar, testo di Linda Dalisi, ho un'immagine che si è fatta chiara da subito, un ricordo... il film di Kurosawa ''Sogni''. Il primo capitolo inizia con un bimbo sotto la pioggia fuori dalla casa; la madre lo redarguisce e gli dice di non allontanarsi, che quando piove così, le volpi celebrano il loro matrimonio e a chi le vede può succedere qualcosa di brutto. Il bimbo, nonostante le intimidazioni della madre, si allontana e vedrà le volpi che a loro volta vedono lui; poi il bimbo scappa e torna a casa, la madre lo scaccia e dice di non volerlo più in casa perché si è allontanato troppo e ha visto troppo, e che sono arrivate le volpi che hanno lasciato qualcosa per il bambino: un pugnale affinché il bimbo si uccida. La madre gli consiglia di supplicare le volpi e di salvarlo dalla sua voglia di morire.

La Oscar di Linda Dalisi ha visto troppo, ha abbandonato la casa e tutto quello in cui credeva per vedere, come non aveva mai visto prima, vedere la sua città, il suo popolo andare a pezzi. Questo vedere non le permetterà di essere più la Oscar cresciuta come uomo dal padre al servizio della monarchia. Una volta che Oscar vede, si spezza, perde tanto di ciò in cui credeva, ma soprattutto perde molto della sua identità. Diventa un essere incompiuto, ed è questa incompiutezza che mi emoziona e mi porta a qualcosa di lontano. Qualcosa che ancora oggi faccio fatica a ricordare e quindi a riportare al cuore; proprio come Oscar, non ricordo quando è accaduto in me il cambiamento, quando mi sono reso conto di essere incompiuto e inadeguato, ma questa inadeguatezza è un potente balsamo per innescare quel processo creativo che da sempre provo a custodire e proteggere. Un arco scaglia la prima freccia, forse Cupido o forse uno degli archi orientali tanto presenti nei film di Kurosawa, arma o filosofia di vita. Credo che la Oscar di Linda sia una creatura abituata a dare, ma a non chiedere mai nulla indietro. Tutti i personaggi sono incompiuti, tutti i personaggi finiscono senza mai completarsi, e si consegnano alla morte incompiuti; ed è forse per questo motivo che vagano come fantasmi in una terra di mezzo che perde l'alto e il basso, una terra dove la forza gravitazionale perde il suo potere di attrazione liberando finalmente le anime dai corpi e consegnandole all'Amore, il solo Dio che forse abbiamo tutti più o meno conosciuto. Solo nell'istante in cui si sente l'amore possiamo nascere, e per questo morire, nello stesso attimo in cui la freccia ci colpisce al petto. Dio si prende gioco di noi.
Antonio Latella

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