
DITTICO DELLA FINE
Scarica un file .ics · Orari in Europe/Rome · Google Calendar
Dittico della fine nasce dall’incontro con due testi di Eugène Ionesco, Delirio a due e Il re muore, ma è solo un’ispirazione, perché tutto si colloca radicalmente altrove: non più in uno spazio borghese minacciato dall’esterno, bensì dentro un mondo già collassato. Quando la vicenda inizia, non c’è più niente da difendere: la casa di Delirio a due è già distrutta, le pareti sono crollate, la guerra non è più un rumore lontano ma una condizione già presente. I due personaggi emergono dalle macerie come sopravvissuti, impolverati, disorientati, impauriti, vivi per caso.
Senza soluzione di continuità, nella seconda parte ispirata a Il re muore, non cambia lo spazio, non cambiano i corpi: cambia lo sguardo. L’uomo si proclama re, non perché lo sia, ma perché ha bisogno di una forma per attraversare ciò che sta accadendo. La donna accetta questa trasformazione e ne diventa la testimone, la guida. Il mondo esterno continua a crollare, ma ora questo crollo trova un riverbero interno nel corpo dell’uomo, che progressivamente si spegne. La morte non è improvvisa, ma è un processo: un lento svuotamento, un progressivo distacco. E con lui non muore solo un individuo, ma l’idea stessa di ordine, di continuità, di futuro.
Portare oggi in scena questo lavoro significa confrontarsi con un presente in cui le immagini della distruzione non sono più simboliche. Dittico della fine non vuole rappresentare la guerra in senso diretto, né raccontarne le cause o le dinamiche. Ci interessa vedere i sintomi, ciò che accade dopo o durante: il modo in cui gli esseri umani reagiscono all’insostenibile. Lo spettatore si trova costretto a porsi una domanda semplice e senza risposta: quando il mondo intorno crolla, cosa resta del nostro modo di stare insieme?
More like this near Palermo
Going to DITTICO DELLA FINE? Ask me anything about it.
I read the organiser's pages and answer in a few seconds.
Answers are AI-generated · Privacy




