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LA MANDRAGOLA
Arts

LA MANDRAGOLA

venerdì 29 gennaio 2027, 20:30Ora locale (Rome)Altre date
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Questa Mandragola è trasposta in un presente dominato dalla finanza, dal profitto e dall’apparenza. La Firenze rinascimentale di Machiavelli diventa la City globale, un grattacielo di vetro e acciaio dove tutto è superficie trasparente. I personaggi agiscono mossi non dall’amore o dalla fede, ma dal desiderio, dalla convenienza e dall’opportunismo.
La commedia diventa così una satira feroce del capitalismo contemporaneo, dove ogni relazione è una transazione.
L’azione si svolge all’interno di un grattacielo corporate.
La scenografia è minimale e modulare: pannelli trasparenti, luci al neon, schermi con grafici finanziari e breaking news. Tutt’intorno la città incombe: un mondo verticale, competitivo, disumanizzato. Callimaco è un giovane manager rampante, brillante, seduttivo, privo di qualsiasi morale. L’inganno non è un mezzo, ma una competenza professionale. Messer Nicia è un CEO anziano ossessionato dall’eredità e dalla reputazione, non comprende il mondo che cambia, ma è disposto a tutto pur di lasciare un “successore”.
È ridicolo e tragico insieme, simbolo di un potere vuoto. Lucrezia è una donna intelligente, intrappolata in un matrimonio di convenienza e in un sistema che la pretende “perfetta”. La sua resa finale non è debolezza, ma lucida scelta di sopravvivenza e di potere. Fra Timoteo diventa un consulente etico, un leader spirituale mediatico che utilizza il linguaggio della morale per giustificare qualunque azione.
È la figura più pericolosa perché legittima il cinismo con parole rassicuranti.
Mentre Ligurio è facile da immaginare come faccendiere, lobbista o intermediario d’affari. È il vero motore dell’azione: sa come funzionano i meccanismi del potere e li sfrutta senza mai esporsi, perfetta rappresentazione del fine che giustifica i mezzi. Il potere come manipolazione, la morale come strumento retorico, il corpo e il desiderio come merce, la vittoria dell’intelligenza amorale.

La commedia mantiene i meccanismi comici del testo, ma la risata è amara: il pubblico ride perché riconosce un mondo fin troppo familiare. Il lieto fine non è una riconciliazione morale, ma la consacrazione del sistema: chi è più spregiudicato vince. Il grattacielo resta in piedi, pronto a inghiottire nuove storie identiche.

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